Sedia A | Tolix

SEDIA A, 1925

Sulle terrazze dei caffè del primo dopoguerra, nei programmi televisivi di inizio 21º secolo, nelle collezioni della Vitra design museum, del MOMA o del Centre Georges Pompidou la sedia A di Xavier Pachard è indubbiamente l’emblema di un patrimonio industriale che deriva da un sapere artigianale. Dopo vari tentativi, negli anni 20 i laboratori di Xavier Pachard, ubicati a Autun, realizzano un prototipo. La sede di questo artigiano della Borgogna e tutt’altro che insignificante: segni matti una svolta ed ha un impatto destinato a durare nel tempo. Il motivo, sta nel fatto che Xavier Pachard, contando sulla inappuntabile padronanza dei materiali e delle tecniche, è riuscito laddove i protagonisti del Bauhaus avevano fallito. Razionalismo, funzionalità ed estetica si fondono in una sedia che, a differenza dei modelli che l’hanno preceduta, sarà fabbricata in serie. Il suo processo produttivo anticipa il concetto di monoblocco, che diventerà uno standard con l’avvento della plastica stampata.

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Sedia A | Tolix

Nelle prime edizioni le gambe non sono ancora in metallo imbutito e sono provviste di pattini di acciaio. Si è pensato che l’imbutitura servisse a garantire, secondo il termine utilizzato dagli industriali contemporanei, l’impilabilità della sedia. In realtà questo miglioramento è stato introdotto per irrobustire le gambe, evitando che si avvitino su se stesse: una lacuna che altri non erano stati in grado di colmare. Per più di mezzo secolo il mobilificio Tolix è rimasto quasi sempre privo di stampigliatura.

Sedia A | Tolix raccontata da handmade Italian design

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